domenica 16 ottobre 2016

Festa della Dedicazione del Duomo di Milano



Oggi noi cristiani di rito ambrosiano celebriamo la festa della Dedicazione della Chiesa Cattedrale, che a Milano, come in altre parti, si chiama "duomo". Il termine deriva dal latino domus, cioè casa. Questa è la casa del Signore, certo, ma è anche e soprattutto la casa del popolo di Dio. Ogni persona si deve sentire a casa sua, quando entra e sosta nel duomo.
Interessante l'inizio della prima lettura di oggi, tratta da Isaia 60, 11 ss:

Così dice il Signore Dio: / «Le tue porte saranno sempre aperte, / non si chiuderanno né di giorno né di notte, / per lasciare entrare in te la ricchezza delle genti / e i loro re che faranno da guida. / Perché la nazione e il regno / che non vorranno servirti periranno, / e le nazioni saranno tutte sterminate. / La gloria del Libano verrà a te, / con cipressi, olmi e abeti, / per abbellire il luogo del mio santuario, / per glorificare il luogo dove poggio i miei piedi. / Verranno a te in atteggiamento umile / i figli dei tuoi oppressori; / ti si getteranno proni alle piante dei piedi / quanti ti disprezzavano».  

Notiamo alcune parole interessanti.
Le porte saranno sempre aperte, giorno e notte:  perché il Duomo chiude, allora?  Le porte fisiche del duomo vengono chiuse per motivi pratici, così da evitare furti di opere d'arte e oggetti preziosi, nonché vandalismi vari. Sono altre le porte che devono stare sempre aperte, quelle del popolo di Dio, del quale il duomo è l'immagine simbolica. Tutti coloro che vogliono accedere, entrare nella comunità dei credenti, devono essere accolti, non si può e non si deve rifiutare nessuna persona. Le genti che arrivano portano ricchezza, non tanto e non solo materiale, quanto intellettuale, culturale, spirituale. Tema più che mai attuale in questo tempo di esodo (sì, esodo) dall'Africa e dal Vicino Oriente verso le nostre terre "cristiane". Il profeta è colui che parla del presente davanti al popolo in nome di Dio e la Parola di Dio non è detta solo nel passato per chi leggeva allora: essa è viva e viene pronunciata per me e per noi oggi. Chi legge oggi questa parola la deve sentire rivolta a sé. Tenete aperte le porte della vostra comunità, ci dice il profeta, e accogliete la ricchezza delle genti che vengono a voi. Certo non da ingenui, perché dobbiamo essere semplici come colombe e scaltri come serpenti; vanno messe regole precise per evitare problemi pratici, sempre tenendo presente che nell'esercizio della carità è meglio abbondare piuttosto che rischiare di escludere qualcuno. 
Poi Isaia ci parla di cosa succederà a chi non vorrà entrare nel popolo universale di Dio: le nazioni che decideranno di non far parte del popolo periranno e saranno sterminate. Azioni violente e tragiche, che saranno determinate non da un giudizio punitivo di Dio, ma che saranno conseguenze della scelta di non entrare operata da costoro. Dio non potrà che prendere atto della loro libera decisione. Qui non si parla di conseguenze storiche - anche se forse l'autore pensava a quelle; il discorso sembra più indirizzato all'escatologia, per mostrarci avvenimenti posti alla fine della storia. Nessuno deve leggere questi versetti come autorizzazione ad una guerra santa in nome del Dio di Israele e dei cristiani. 
I versetti seguenti ci parlano di come tutte le realtà storiche, anche quelle naturali, servono all'edificazione del popolo di Dio, per dare a Lui gloria, cioè per manifestare visibilmente nella storia la presenza di Dio e il suo splendore. 
Infine,  ecco il richiamo alla conversione, alla necessità di un atteggiamento umile, del gettarsi ai piedi, gesto che significa il riconoscimento della signoria di chi ci sta davanti. Una profezia sul futuro: quanti ti opprimevano riconosceranno la tua grandezza. Che deriva non da meriti umani, ma dall'essere nella storia luogo e tempo della presenza amorosa di Dio. Una conversione che è richiesta anzitutto ai cristiani stessi, che molto spesso sono lontani, anche se fisicamente presenti e praticanti, dalla condizione esistenziale di incarnazione del Vangelo, cioè di Gesù stesso.
Anche gli ultimi versetti del brano del vangelo di Luca ci parlano del popolo di Dio:

Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile: è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sulla roccia. Venuta la piena, il fiume investì quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene.

Il cristiano deve essere fondato sulla roccia della Parola, solo il Vangelo e la Bibbia tutta devono essere la fonte della sua azione e della sua presenza nella città degli uomini. Perché, come ci dice anche il posizionamento del duomo, noi cristiani qui dobbiamo stare, in mezzo agli uomini, nel centro della città, tra le case delle persone, e per stare saldi nei tempi turbolenti che la storia ci fa attraversare, possiamo solo costruire le nostre esistenze sulla Parola di Dio vissuta nel quotidiano.
Per concludere cito l'orazione a conclusione della liturgia della parola:

O Dio forte ed eterno, che vivi e operi in tutta la tua creazione, proteggi con speciale benevolenza il nostro duomo costruito secondo la tua volontà e a te dedicato; vi si infranga ogni avverso potere e lo Spirito Santo doni ai tuoi figli di offrirti il servizio di una coscienza pura e di un cuore lieto e operoso

Un po' enfatica, come sempre. Ma interessante la citazione dell'avverso potere: la storia non è fatta solo dagli uomini, per il cristiano è l'eone nel quale si combatte la battaglia tra il bene e il male e la nostra speranza, fondata con certezza sulla promessa di Dio, è che alla fine il bene vincerà (basta leggere l'Apocalisse di Giovanni per trovare conforto a riguardo dell'esito finale di questa guerra). Solo la protezione di Dio e i doni dello Spirito Santo possono sostenerci e salvaguardarci dagli assalti del Nemico. Se contiamo solo sulle nostre povere forze, finiremo travolti dai suoi attacchi. La coscienza non è qualcosa di etereo, è l'esistenza che viviamo e il cuore è il centro decisionale del nostro operare, che pur tra le difficoltà deve essere e restare lieto, perché abbiamo ricevuto la buona/bella notizia che è Gesù e una promessa che non verrà mai meno

Buona domenica a tutti.

sabato 15 ottobre 2016

L'incoerenza laica di Dario Fo


Oggi si sono tenuti a Milano i funerali laici di Dario Fo.
Ho sempre visto nel suo Mistero Buffo e nel linguaggio inventato per tale opera una creazione geniale. Anche i credenti - come me - ammiravano tale capolavoro.
Allo stesso modo non ho mai condiviso l'assegnazione a Fo del Premio Nobel per la letteratura; forse ne avrebbe meritato uno per il teatro, se ci fosse. Ma mi sembrava che Fo fosse rimasto prigioniero del suo stesso capolavoro, vivendo di rendita su quella invenzione geniale ne facendo dello stupore linguistico l'unica - e proprio perché tale monotona - cifra stilistica delle sue opere, belle, ma non tali da meritare un nobel. E' una libera opinione, può darsi che io non abbia colto nella sua opera la dimensione del capolavoro. Certo in Italia era vivente e operante un certo Mario Luzi, la cui altezza poetica era da tutto il mondo riconosciuta come maggiormente degna di tale premio, che mai ha ricevuto. Tant'è. Mi chiedo quanto abbia pesato il diverso segno ideologico dei due nella scelta operata a favore di Fo. 
Allo stesso modo non condivido il nobel assegnato a Dylan, che pure considero un genio per la rivoluzione musicale da lui operata con l'introduzione degli strumenti elettrici nel folk americano. 
Sia detto per inciso: altri premi nobel sono stati assegnati senza che io riesca vederne il merito: Carducci, Deledda, Obama, solo per citare i più eclatanti.
Ma torniamo all'oggi. Perché dei funerali laici si sono svolti sulla piazza del duomo di Milano? Forse l'ultimo sberleffo alla religione voluto da Dario? O dal comune? O dal figlio? Non so chi abbia operato la scelta della location di quest'ultimo spettacolo del, no, scusate, per il grande attore. Chiunque sia stato il luogo - davanti alla cattedrale del vescovo di Milano - era il meno adatto per un funerale laico, considerato come si intende questo termine in Italia, dove suone un po' come anticlericale, antireligioso e anche, ed è il fatto più grave, contro la fede in Dio. 
E pensare che a pochi metri di distanza c'è Piazza della Scala, con Palazzo Marino, sede del comune, e un teatro, seppur d'opera, ovvero il luogo dove il genio artistico si è espresso e quella civitas per la quale Dario ha sempre lottato nel corso della sua attività artistica, mai separata dall'impegno sociale.
Incoerenza laica, come quella che anni fa spinse i Verdi italiani, da sempre sostenitori del'azione secondo natura, a sostenere la non abrogazione della legge sulla fecondazione artificiale.
Dario, ti auguro di essere nel paradiso, dove potrai "vedere" quello che non sei riuscito a percepire in questa esistenza precaria qui sulla terra. E ti omaggio così, con una delle tue tipiche espressioni


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Spero che terrai allegri tutti anche in paradiso. 

domenica 5 giugno 2016

Dialogo con l'Islam

Sentiamo continuamente parlare della necessità di instaurare un dialogo con l'Islam moderato. E' davvero possibile? Esiste davvero un Islam moderato?
Domande dalla difficile risposta e che richiederebbero una disanima molto approfondita.
Tre sono i fatti accaduti negli ultimi tempi - e tralascio tutti gli episodi di intolleranza violenta, i quali nascono non solo dall'integralismo religioso ma anche dall'ignoranza dei poveri, manipolati da abili istigatori. 



Primo episodio: l'incontro tra papa Francesco e lo Sceicco al-Tayyib, Grande Imam di al-Azhar. Un incontro di pace, è stato definito: intanto la guerra del Daesh e della altre fazioni integraliste continua senza sosta.  L'imam guida al Cairo la più importante istituzione religiosa del mondo sunnita e il papa guida la Chiesa cattolica: ma che effetti avrà sulla vita dei fedeli questo incontro? A mio avviso scarso: non bastano eventi ad alto livello a creare una cultura di dialogo e di incontro veri. 

Risultati immagini per niqabSecondo avvenimento: alcune organizzazioni egiziane chiedono l'abolizione del velo, il niqab,  nei luoghi pubblici. Riporto da "Missioni Consolata" di giugno, pagina 9: Se le leggi impediranno alle donne islamiche di indossare il velo integrale (niqab), a qual punto, per evitare discriminazioni, bisognerà anche impedire alle donne cristiane di portare addosso catenine e collane con la croce. La notizia si può leggere anche al seguente link: 
http://www.fides.org/it/news/59829-AFRICA_EGITTO_Professore_di_al_Azhar_se_viene_abolito_il_velo_bisogna_anche_proibire_di_indossare_la_croce#.V1RZcb6515I  
Nell'articolo dell'Agenzia Fides si possono anche leggere le non troppo velate minacce di tale professore, esperto di sharia, non certo di leggi civili (in tutti i sensi). 
La differenza sostanziale è che il niqab non è solo, e forse non tanto, un'espressione di fede religiosa, quanto di una cultura nella quale la donna è sempre sottomessa. Penso che a tutti appaia evidente la differenza tra il niqab e una croce portata al collo. Quanto poi alle discriminazioni, l'eminente professore dovrebbe parlarci di come sono già discriminati i cristiani dalle leggi egiziane, anche in termine di carriera negli uffici pubblici. Cristiani che, lo ricordo a chi non lo sapesse, erano in Egitto secoli prima dell'invasione araba, per l'esattezza da più di cinquecento anni. 
Ultimo, ma non ultimo, la reazione scomposta di Ergogan aalla decisione del parlamento tedesco di chiamare genocidio lo sterminio degli armeni da parte dei turchi a inizio '900. Uno sterminio etnico-religioso, teso a far scomparire una popolazione per impadronirsi delle sue ricchezze.   

Armeni, per la Germania fu genocidio. Turchia richiama ambasciatore: “Ci sarà impatto serio. Errore storico”

Nella reazione di Ergogan, presidente di una nazione nella quale i diritti umani sono considerati quasi pari a zero, si sommano disprezzo della storia, arroganza, presunzione di possedere l'unica verità possibile (quella dell'Islam), nella coscienza che nessuno dirà niente alla Turchia, men che meno gli USA, ai quali servono troppo le basi aeree fornite dagli ottomani - li chiamo così, perché tali sembrano essere rimasti, nonostante la lodo dichiarazione di essere moderati. 

Lascio a voi voi l'ardua sentenza sulla reale possibilità di dialogo con l'islam. 
Io, da parte mia, penso che tutti gli stati dovrebbero impedire i partiti di ispirazione religiosa e approvare tutte le leggi possibili perché si viva in pace, sia difesa la dignità umana delle donne e e non si possa esercitare in nessun modo qualsivoglia falsificazione della storia, specie se  ispirata da un negazionisom di chiaro stampo fascista.
Buona serata e buona settimana a tutti.


domenica 31 gennaio 2016

Fermiamo le vecchie centrali nucleari del Belgio



Gli esperti di nucleare sono preoccupati: il Belgio ha appena riattivato due centrali nucleari vecchissime e con migliaia di crepe, che minacciano una nuova Chernobyl nel mezzo dell’Europa.

Uno dei vecchi reattori ha preso fuoco in seguito a un’esplosione appena qualche settimana fa, e dopo aver scoperto 16mila (!) crepe in altri due, lo stesso responsabile sulla sicurezza nucleare del Belgio ha chiesto degli accertamenti. I paesi confinanti hanno alzato il livello di allerta, e la Ministra per l’Ambiente tedesca Barbara Hendricks andrà a protestare lunedì col il governo belga.Se nelle prossime 24 ore faremo arrivare lo scandalo in tutta Europa, la Germania potrà chiedere al Belgio lo stop alle centrali fino a quando non sarà effettuata una revisione approfondita degli impianti. Dobbiamo fermare questa follia. 

Una incubo nucleare in un’area così densamente popolata riguarda tutti noi in Europa. 

Consegniamo 1 milione di firme alla Ministra Hendricks e ai paesi confinanti prima della riunione di domani, e facciamo capire che i cittadini europei non permetteranno al Belgio di rischiare una nuova Chernobyl. Firma ora e condividi su Facebook, Twitter, posta elettronica, ovunque, mentre siamo ancora in tempo.