domenica 7 giugno 2020

L'economia, il commercio e le persone.

    Oggi si parla spesso di come l'economia e il commercio ad essa collegato non tengano in nessun conto le persone, anzi, le sfruttano per produrre in condizioni di lavoro pessime con salari bassissimi e inculcano a chi ha soldi da spendere necessità inesistenti con campagne pubblicitarie martellanti, false e seducenti.
    Questa non considerazione della vita degli esseri umani in nome del dio denaro è sempre esistita. Senza citare il classico "Dio o mammona", voglio invitarvi a leggere un brano degli Atti degli apostoli, precisamente il capitolo 27. 



Quando fu deciso che ci imbarcassimo per l'Italia, consegnarono Paolo, insieme ad alcuni altri prigionieri, a un centurione di nome Giulio, della coorte Augusta. Salimmo su una nave della città di Adramitto, che stava per partire verso i porti della provincia d'Asia, e salpammo, avendo con noi Aristarco, un Macèdone di Tessalònica. Il giorno dopo facemmo scalo a Sidone, e Giulio, trattando Paolo con benevolenza, gli permise di recarsi dagli amici e di riceverne le cure. Salpati di là, navigammo al riparo di Cipro a motivo dei venti contrari e, attraversato il mare della Cilìcia e della Panfìlia, giungemmo a Mira di Licia. Qui il centurione trovò una nave di Alessandria diretta in Italia e ci fece salire a bordo. Navigammo lentamente parecchi giorni, giungendo a fatica all'altezza di Cnido. Poi, siccome il vento non ci permetteva di approdare, prendemmo a navigare al riparo di Creta, dalle parti di Salmone;  la costeggiammo a fatica e giungemmo in una località chiamata Buoni Porti, vicino alla quale si trova la città di Lasèa.
Era trascorso molto tempo e la navigazione era ormai pericolosa, perché era già passata anche la festa dell'Espiazione; Paolo perciò raccomandava loro: "Uomini, vedo che la navigazione sta per diventare pericolosa e molto dannosa, non solo per il carico e per la nave, ma anche per le nostre vite". Il centurione dava però ascolto al pilota e al capitano della nave più che alle parole di Paolo. Dato che quel porto non era adatto a trascorrervi l'inverno, i più presero la decisione di salpare di là, per giungere se possibile a svernare a Fenice, un porto di Creta esposto a libeccio e a maestrale.
Appena cominciò a soffiare un leggero scirocco, ritenendo di poter realizzare il progetto, levarono le ancore e si misero a costeggiare Creta da vicino. Ma non molto tempo dopo si scatenò dall'isola un vento di uragano, detto Euroaquilone. La nave fu travolta e non riusciva a resistere al vento: abbandonati in sua balìa, andavamo alla deriva. Mentre passavamo sotto un isolotto chiamato Cauda, a fatica mantenemmo il controllo della scialuppa. La tirarono a bordo e adoperarono gli attrezzi per tenere insieme con funi lo scafo della nave. Quindi, nel timore di finire incagliati nella Sirte, calarono la zavorra e andavano così alla deriva. Eravamo sbattuti violentemente dalla tempesta e il giorno seguente cominciarono a gettare a mare il carico; il terzo giorno con le proprie mani buttarono via l'attrezzatura della nave. Da vari giorni non comparivano più né sole né stelle e continuava una tempesta violenta; ogni speranza di salvarci era ormai perduta.
Da molto tempo non si mangiava; Paolo allora, alzatosi in mezzo a loro, disse: "Uomini, avreste dovuto dar retta a me e non salpare da Creta; avremmo evitato questo pericolo e questo danno. Ma ora vi invito a farvi coraggio, perché non ci sarà alcuna perdita di vite umane in mezzo a voi, ma solo della nave. Mi si è presentato infatti questa notte un angelo di quel Dio al quale io appartengo e che servo, e mi ha detto: "Non temere, Paolo; tu devi comparire davanti a Cesare, ed ecco, Dio ha voluto conservarti tutti i tuoi compagni di navigazione". Perciò, uomini, non perdetevi di coraggio; ho fiducia in Dio che avverrà come mi è stato detto. Dovremo però andare a finire su qualche isola".
Come giunse la quattordicesima notte da quando andavamo alla deriva nell'Adriatico, verso mezzanotte i marinai ebbero l'impressione che una qualche terra si avvicinava. Calato lo scandaglio, misurarono venti braccia; dopo un breve intervallo, scandagliando di nuovo, misurarono quindici braccia. Nel timore di finire contro gli scogli, gettarono da poppa quattro ancore, aspettando con ansia che spuntasse il giorno. Ma, poiché i marinai cercavano di fuggire dalla nave e stavano calando la scialuppa in mare, col pretesto di gettare le ancore da prua, Paolo disse al centurione e ai soldati: "Se costoro non rimangono sulla nave, voi non potrete mettervi in salvo". Allora i soldati tagliarono le gomene della scialuppa e la lasciarono cadere in mare.
Fino allo spuntare del giorno Paolo esortava tutti a prendere cibo dicendo: "Oggi è il quattordicesimo giorno che passate digiuni nell'attesa, senza mangiare nulla. Vi invito perciò a prendere cibo: è necessario per la vostra salvezza. Neanche un capello del vostro capo andrà perduto". Detto questo, prese un pane, rese grazie a Dio davanti a tutti, lo spezzò e cominciò a mangiare. Tutti si fecero coraggio e anch'essi presero cibo. Sulla nave eravamo complessivamente duecentosettantasei persone. Quando si furono rifocillati, alleggerirono la nave gettando il frumento in mare.
Quando si fece giorno, non riuscivano a riconoscere la terra; notarono però un'insenatura con una spiaggia e decisero, se possibile, di spingervi la nave.
Levarono le ancore e le lasciarono andare in mare. Al tempo stesso allentarono le corde dei timoni, spiegarono la vela maestra e, spinti dal vento, si mossero verso la spiaggia. Ma incapparono in una secca e la nave si incagliò: mentre la prua, arenata, rimaneva immobile, la poppa si sfasciava sotto la violenza delle onde. I soldati presero la decisione di uccidere i prigionieri, per evitare che qualcuno fuggisse a nuoto; ma il centurione, volendo salvare Paolo, impedì loro di attuare questo proposito. Diede ordine che si gettassero per primi quelli che sapevano nuotare e raggiungessero terra; poi gli altri, chi su tavole, chi su altri rottami della nave. E così tutti poterono mettersi in salvo a terra.

    Per consegnare un prigioniero e per salvare il carico, il centurione non ascolta il Consiglio di Paolo e decide di proseguire la navigazione nonostante le condizioni atmosferiche lo sconsiglino, mettendo così a rischio la vita di 276 persone. La nave naufraga, ma per fortuna nessuno muore. La salvezza dei passeggeri della nave è la riprova della verità del sogno di Paolo, attribuito all'angelo del Dio in cui lui crede. 
    La nostra società capitalistica, industriale ed economico-finanziaria mette a rischio un numero di vite immensamente più alto, in nome della crescita senza fine e del guadagno a dismisura per pochi eletti del genere umano. E quel che è peggio mette a rischio addirittura la conservazione dell'ecosistema adatto alla sopravvivenza umana. Le proporzioni sono cambiate in modo immisurabile, ma il concetto di fondo è sempre quello: dominio sull'altro in nome del potere economico e politico. Paolo viene arrestato perché non crede nell'imperatore-dio e quindi è giudicato un pericolo a livello sociale e politico. E le merci che si stanno trasportando, in particolare il frumento, devono essere consegnate in tempo per non deperire o per non dover pagare una penale. 
    La decisione del centurione e dei marinai si rivela pessima: il carico va interamente perduto insieme alla nave e i prigionieri rischiano di scappare. I marinai e il capitano, gli unici esperti di navigazione, vogliono abbandonare la nave e con essa le persone che stanno trasportando. Ancora una volta ciò che conta sono io, la mia vita, il mio guadagno: degli altri perché ci dovrebbe importare qualcosa?
    Paolo, con il suo sogno rivelatore, ci insegna che nella vita si possono adottare altri parametri di giudizio e che le realtà più importanti non sono quelle economiche, commerciali o produttive. Le persone, gli altri, l'altro da me sono coloro che davvero dovrebbero essere importanti nella mia vita. 
    Il brano insegna anche che Dio ha cura di noi. Paolo ricorda alcune parole di Gesù, evidentemente lette in una delle perdute raccolte dei detti o sentite narrare da chi aveva vissuto con il Maestro:  Neanche un capello del vostro capo andrà perduto. E' difficile credere oggi a questa parola, al fatto che a Dio importi di noi, come ogni volta che muore una persona cara e ancora di più se a morire è un innocente. La domanda di sempre - Perché? - non può non affiorare sulle nostre labbra in questo tempo, nel quale navighiamo nonostante la tremenda tempesta che ci ha avvolto. La risposta è duplice.
    Anzitutto noi non siamo in  grado di capire, quello che il Signore ci chiede è di perseverare nella fiducia in Lui. Che non è il responsabile di questa pandemia.
    In secondo luogo, le parole di Paolo ci fanno capire come forse sia il momento di fermarsi, di stare fermi, di non navigare, mettendo al primo posto non l'economia, la produzione, il commercio, ma il bene delle persone, degli esseri umani. Non si può crescere all'infinito.  I magazzini e i negozi sono pieni di merce invenduta, le fabbriche chiudono, le persone si impoveriscono in numero sempre maggiore. Produrre, produrre, produrre, vendere, vendere, vendere, guadagnare, guadagnare, guadagnare, accumulare, accumulare, accumulare.
    "Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?" (Lc 12,20).
    Nemmeno una vita deve andare persa in nome del dio denaro, ma purtroppo succede ogni giorno, anche durante la pandemia, come al tempo di Paolo

Mario Villa


venerdì 28 febbraio 2020

Di cosa stiamo parlando?

Coronavirus:di cosa stiamo parlando?
800 casi su 60 milioni di abitanti, cioè lo 0,0013% della popolazione.
Praticamente nulla.
E oggi i ricercatori di Pavia hanno affermato che il virus circola a livello mondiale da fine ottobre - inizio novembre. Basandosi sull'esame di un certo numero di profili genetici arrivati dalla Cina. Fonte: GR1 delle 19. 
È la conferma di quello che molti di noi pensavano già da giorni: che molti casi catalogati come influenza fossero invece dovuti al COVID 19.
Quindi: di cosa stiamo parlando?
Alcune domande.
Chi sta speculando in borsa approfittando dell'allarme?
Quali sono le proposte della Lega? Salvini continua a parlarne ma non le illustra mai nel concreto e non li porta all'unità di crisi. Esistono davvero?
La collaboratrice di Fontana lavorava a Regione Lombardia: raggiungeva  luogo di lavoro con i mezzi pubblici? Quante persone ha contagiato in Regione e sulla metro? È per questi motivi che è stato sospeso lo screening generalizzato? Perché Milano non è stata dichiarata zona rossa?
Di cosa stiamo parlando? Di niente?
Buona serata.

mercoledì 19 giugno 2019


L’incontro alle Querce di Mamre
Genesi 18,1-10a




Vi offro la mia meditazione, con alcune aggiunte a posteriori, pensata in preparazione alla liturgia della Santissima Trinità.
Il famoso brano di Genesi 18 è la prima lettura della festa nel rito ambrosiano.

18,1 Poi il Signore apparve a lui alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all'ingresso della tenda nell'ora più calda del giorno. 2 Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall'ingresso della tenda e si prostrò fino a terra, 3 dicendo: "Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passare oltre senza fermarti dal tuo servo. 4 Si vada a prendere un po' d'acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l'albero. 5 Andrò a prendere un boccone di pane e ristoratevi; dopo potrete proseguire, perché è ben per questo che voi siete passati dal vostro servo". Quelli dissero: "Fa' pure come hai detto".
6 Allora Abramo andò in fretta nella tenda, da Sara, e disse: "Presto, tre sea di fior di farina, impastala e fanne focacce". 7 All'armento corse lui stesso, Abramo; prese un vitello tenero e buono e lo diede al servo, che si affrettò a prepararlo. 8 Prese panna e latte fresco insieme con il vitello, che aveva preparato, e li porse loro. Così, mentre egli stava in piedi presso di loro sotto l'albero, quelli mangiarono.
9 Poi gli dissero: "Dov'è Sara, tua moglie?". Rispose: "È là nella tenda". 10 Riprese: "Tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio".

            Lo stupendo brano di Genesi 18,1-10 si apre con tre uomini che arrivano o appaiono, come dice il testo, all’accampamento di Abramo, piantato alle Querce di Mamre, luogo poco distante da Hebron, dove Abramo volle essere sepolto.
Abramo è seduto all’ingresso della tenda nell’ora più calda del giorno. É l’ora nella quale tuti dovrebbero stare seduti o sdraiati nell’ombra e non andarsene in giro sotto il sole cocente. Abramo è immerso nei suoi pensieri o forse sta sonnecchiando; comunque ha lo sguardo basso, come ci rivela il versetto successivo: Egli alzò gli occhi e vide. Se vogliamo vedere dobbiamo alzare gli occhi; finché teniamo gli occhi rivolti alla terra non vediamo. Lo sguardo deve essere alzato e rivolto in avanti, non ripiegato sui nostri pensieri.
É come se Abramo avvertisse una presenza, uno sguardo rivolto su di lui. É un’esperienza che ci sarà capitato di vivere a volte. Abbiamo gli occhi chiusi e li pariamo di colpo, istintivamente, perché abbiamo l’impressione che qualcuno ci osservi.
Cosa, o meglio, chi vede Abramo? In apparenza nulla di speciale. Tre uomini “presso” di lui. Cosa ci fanno tre uomini in giro a piedi nell’ora nella quale il sole ti percuote la testa come un martello? E poi: sono davvero arrivati a piedi? Possibile che Abramo non li abbia visti arrivare nella pianura ai piedi della montagna? Nulla ci testimonia l’eccezionalità dell’evento, se non il versetto 1: il Signore apparve. Tuttavia questo versetto potrebbe essere stato scritto dopo ed essere già un’interpretazione dell’accaduto.
Eppure questi tre uomini dovevano avere qualcosa di speciale nel loro aspetto, perché Abramo, appena li vede,
1.      corre loro incontro;
2.      si prostra fino a terra;
3.      dice: Mio Signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi.
I tre uomini non erano vicinissimi, dato che Abramo corre loro incontro. Noto tre cose in questo gesto. La prima: il correre sembra prefigurare quello del padre misericordioso della parabola al momento del ritorno del figlio prodigo. La seconda, più importante: è vero che è Abramo a correre incontro ai tre uomini, ma sono i tre uomini che arrivano/appaiono alla tenda di Abramo. L’iniziativa è dei tre visitatori o viandanti che siano, il correre di Abramo è una risposta alla loro apparizione. L’iniziativa, lo ripeto, non è di Abramo, ma dei tre uomini. L’iniziativa non è mai di noi esseri umani, l’iniziativa è sempre di Dio, che viene a visitarci: a noi tocca rispondere alla sua venuta correndo – ed è la terza notazione – senza indugi o tentennamenti. Come Abramo dobbiamo essere capaci di uscire dalla nostra tenda fresca e correre – gesto che indica urgenza per noi e premura verso Chi ci visita – incontro al Signore che viene a visitarci e ci chiama con la sua silenziosa presenza (i tre uomini non proferiscono parola alcuna), la quale parla da sola.
Abramo si prostra fino a terra: cosa ha visto nel modo di presentarsi dei tre uomini? Sicuramente una signorilità, come si intuisce dal titolo che userà: Mio Signore. Un termine al singolare per chiamare una presenza plurale. Abramo ha visto il legame profondo che unisce le tre persone comparse davanti a lui. Signore è termine che si rivolgeva a Dio o a un re, investito da Dio della sua autorità. Termine che rimanda in entrambi i casi a una manifestazione divina.
Abramo non è sicuro di come i tre uomini si rapportano a lui: Se ho trovato grazia ai tuoi occhi. Gli sembra di percepire, di intuire, di cogliere nei loro occhi uno sguardo benevolo. La grazia era dono e libera scelta di Dio o di un re; Abramo non è sicuro che questo sia l’atteggiamento dei tre uomini. Ecco il se: ho capito bene? Noi spesso siamo troppo sicuri della benevolenza di Dio e non poniamo mai un se prima della nostra richiesta di grazia (che è comunque libero dono di Dio, che noi non possiamo pretendere) e spesso non abbiamo nel nostro cuore il giusto timore di Dio, splendidamente espresso nel geto di prostrarsi a terra e nel se di Abramo.
Cosa chiede Abramo ai tre, quale dono si aspetta? Che non passino oltre, che si fermino presso di lui e su dichiara suo servo. Questo per Abramo è un dono, anzi, il dono: che il Signore dimori almeno un poco presso il suo servo, che non passi oltre senza fermarsi, gesto che significa: di te non mi importa nulla. Io ho fiducia in un Dio che dimora presso di me (Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo – Mt 28,20), un Dio al quale importa di me che sono suo servo, spesso infedele e ingrato. É un dono che Egli dimori un poco presso di me, un dono grande, immenso.  Dio è qui con me, si è fermato nella mia povera esistenza. Lo stesso dovremmo fare noi con gli altri: farci prossimi a loro, soprattutto nei momenti difficili o impegnativi della loro vita – il samaritano della parabola insegna. Abramo si trovava in uno di questi momenti: partito dalla sua terra fidandosi di una promessa, non vedeva futuro, perché Sara era sterile e non poteva dargli una discendenza.
Abramo esercita una virtù ancora oggi importantissima nel Vicino Oriente: l’ospitalità verso tre sconosciuti. Un’ospitalità concreta, fatta di semplici ma fondamentali attenzioni. L’acqua per calmare la sete e per lavarsi i piedi coperti di polvere. Ricordiamoci di Gesù: E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: "Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l'acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. E per poter compiere questi gesti la donna era prostrata a terra, altrimenti non avrebbe potuto. Gesù parla a Simone, ma guarda la donna: lo sguardo di Dio è rivolto a chi è accogliente e ospitale. Io sono ospitale, soprattutto con chi è nel bisogno o è più debole? O, come il fariseo, resto chiuso nell’attenzione solo a me stesso?
Farsi prossimo e essere ospitale oggi sono delle priorità in questo mondo nel quale ognuno si chiude sempre più in se stesso –  e non solo a livello delle singole persone, ma anche politico e sociale – e nel quale i rapporti umani sono sempre più sfilacciati, deteriorati, assenti e spesso si manifestano solo nella conflittualità, a volte esasperata.
Abramo riserva agli ospiti l’ombra dell’albero, il luogo più fresco dell’accampamento, mentre lui e la moglie si danno da fare per rifocillare i viandanti stanchi, assetati e affamati. E ne scaturisce una festa, come rivela l’uccisione del vitello, atto riservato alla festa. Focacce, il vitello, panna (latte acido) e latte fresco: Abramo non prepara una minestrina, la sua ospitalità è abbondante, non misurata, come abbondante era stata l’offerta di Abele il giusto: Abele presentò … primogeniti del suo gregge e il loro grasso – Gen 4,4.
E l’incontro si conclude con il dono più grande: un figlio, con la promessa che arriverà entro l’anno. La sterilità di Sara è vinta. É, non sarà, perché Dio non viene mai meno alle sue promesse. Un futuro si apre per Abramo, insperato, l’inizio del popolo eletto.
   Se accogliamo il Signore nelle nostre vite e riserviamo a Lui il posto, la parte migliore delle nostre esistenze, il suo dono per noi sarà grande, anzi, smisurato, ogni oltre previsione e capacità umana. La nostra vita sarà feconda e non più sterile, tutto ciò che abbiamo donato per Dio e per i fratelli susciterà la risposta generosa di Dio, Che ci elargirà il suo dono gratuito, non richiesto e non preteso sa noi, che speravamo solo che Lui si fermasse nelle nostre esistenze per poterlo onorare e servire. Dio ci stupisce e ci dona un futuro che non siamo capaci di vedere, del quale a volte disperiamo, ma che ci sarà, perché Dio non viene mai meno alle sue promesse.
Grazie, Signore.
Amen.

domenica 2 giugno 2019

Atti 7,48-57


[Stefano disse:] 48 L’Altissimo tuttavia non abita in costruzioni fatte da mano d’uomo, come dice il profeta:49 «Il cielo mi fa da trono e la terra da sgabello dei miei piedi.Quale casa mi potrete costruire, dice il Signore,o qual è il luogo del mio riposo?50 Non è forse la mia mano che ha creato tutte queste cose?». 51 Testardi e incirconcisi nel cuore e nelle orecchie, voi sempre opponete resistenza allo Spirito Santo, come i vostri padri anche voi. 52 Quale dei profeti i vostri padri non hanno perseguitato? Essi uccisero quelli che preannunciavano la venuta del Giusto, del quale voi ora siete diventati traditori e uccisori, 53 voi che avete ricevuto la Legge con mediazioni di angeli e non l’avete osservata!54 All'udire queste cose, divennero furibondi in cuor loro e digrignavano i denti contro di lui.55 Ma egli, pieno di Spirito Santo, fissando il cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla destra di Dio 56 e disse: – Ecco, contemplo i cieli dischiusi e il Figlio dell’Uomo che sta alla destra di Dio. 57 Allora, gridando a gran voce, si turarono gli orecchi e si scagliarono tutti insieme contro di lui


Questa è la prima lettura della liturgia ambrosiana di oggi, VII domenica di Pasqua.
La lettura è splendida; io voglio meditare su alcuni passaggi davvero interessanti. Il primo è al versetto 48: 
L’Altissimo non abita in costruzioni fatte da mano d’uomo.
E' chiaro che il riferimento primario è al tempio di Gerusalemme: Dio non abita lì. Il nuoto tempio della presenza di Dio tra gli uomini non è più il Santo dei Santi e nemmeno l'Arca dell'Alleanza, ma Gesù, il Messia nel quale si sono compiute tutte le attese della promessa e le profezie. Riferito all'oggi: Dio non abita nelle chiese di mattoni o cemento che noi abbiamo costruito. Dio abita nell'uomo, nella sua esistenza modellata sul Vangelo, nell'amore che ogni persona vive verso gli altri. 
Qual è il luogo del mio riposo? Dio non si riposa, cioè l'Altissimo non resta chiuso nel suo esistere eterno, ma è in continua uscita, la sua opera creatrice e il suo piano di salvezza non conoscono riposo. Uscire da sé,  andare verso l'altro, immagine dell'Altro, è la modalità che ci consente di vivere come Dio, come Gesù ci ha testimoniato durante la sua missione terrena. Un altro e un Altro che noi non potremo mai raggiungere pienamente, perché rimarrà sempre una distanza non percorribile tra me e l'altro e ancor di più tra me e l'Altro, l'assolutamente altro.
Il fatto che Dio abiti in Gesù di Nazareth e che questo sia il nuovo tempio di Dio 1 Corinzi 3, 16: Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?) ci porta sul piano antropologico. Questo luogo del dimorare di Dio non può essere costruito da mani d'uomo. Una persona non può essere frutto e opera solo dell'unione tra uno spermatozoo e un ovulo, della fusione tra due gameti. Solo Dio stesso può creare una nuova persona, noi esseri umani siamo solo tramite storico della sua opera creatrice, che avviene attraverso l'azione dello Spirito santo, dal quale ogni essere umano è creato e che fin dal momento del suo concepimento riceve in dono: motivo per cui la vita umana è sacra fin dal suo primissimo sorgere. 
Una riflessione va fatta anche a riguardo di tutte le nostre teologie: Dio non abita nemmeno in loro. Per quanta e quante verità esse possano esprimere, Dio, che ha il cielo come trono e la terra come sgabello dei piedi, eccede, oltrepassa ogni nostro pensiero e ogni nostro concetto, non può essere racchiuso in un'idea generata da mente umana o in una raffigurazione mentale, per quanto bella e vera essa sia. Dio è l'assolutamente Altro e noi non Lo possiamo conoscere fino in fondo con la nostra povera ragione umana; Lo possiamo invece incontrare nella preghiera, personale, di adorazione, e soprattutto comunitaria, a partire dal banchetto eucaristico. Lo possiamo incontrare nella Parola che ogni giorno Egli rivolge attraverso l'Ecclesia a ciascuno di noi. La verità non può essere posseduta, perché Dio è la verità e nessuno può possedere Dio, e non può essere espressa per intero e perfettamente, perché Dio è infinito e non può essere racchiuso nelle nostre teologie (e filosofie)

umane. 
Il secondo passaggio è al versetto 51:
Testardi e incirconcisi nel cuore e nelle orecchie, voi sempre opponete resistenza allo Spirito Santo, come i vostri padri anche voi.
Questa Parola non è rivolta solo agli uditori di Stefano. Come ogni Parola della Sacra Scrittura essa è detta a noi oggi. Quindi essa è rivolta qui ed ora all'Ecclesia: siamo noi i testardi e gli incirconcisi, siamo noi che opponiamo resistenza alla Spirito Santo. Il rischio è di chiuderci in noi stessi e rendere vana l'azione che lo Spirito cerca di operare attraverso noi. Ma soprattutto siamo incirconcisi  nel cuore, cioè non abbiamo lasciato che lo Spirito togliesse dal nostro cuore tutti gli elementi che ci ostacolano nello sforzo, nell'impegno  di vivere secondo l'insegnamento del Vangelo; e nella orecchie, cioè non abbiamo lasciato che lo Spirito ci liberasse dalla nostra incapacità di ascoltare e di accogliere tutti gli insegnamenti della Parola, del Vangelo. Noi siamo figli nella fede di coloro che opposero le proprie tradizioni e le proprie convinzioni alla parola dei profeti suscitati nel popolo di Dio, che oggi è l'Ecclesia, dallo Spirito Santo. Li abbiamo uccisi, magari non fisicamente, ma sul piano ecclesiale e spirituale, emarginandoli dalla comunità, bollandoli come strani e strampalati, al limite dell'eresia. 

E' ora che ci convertiamo dalle nostre tradizioni, che smettiamo di pensare che Dio abita nelle nostre chiese e che più sono belle Dio si compiacerà di abitare in esse. Dio abita in ciascuno di noi e soprattutto nel popolo di Dio nel suo insieme, nel suo vivere nell'unità perfetta (Gv 17,22b-23 siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa:  io in loro e tu in me, cosicché siano perfetti in una sola cosa, dal Vangelo di oggi della liturgia ambrosiana). 

Buona domenica a tutti.

martedì 28 agosto 2018

Orban, Trump, Merkel: tre segnali di pericolo per la democrazia.

Salvini incontra privatamente Orban: se l'incontro è privato, perché avviene in prefettura, sede ufficiale dello stato italiano, a Milano? Perché la polizia permette al neonazista ungherese di  incontrare il fascista italiano? La costituzione non proibisce di ricostituire il partito fascista? E che si tratti di nazifascismo è innegabile, nonostante i nomi dei due partiti rappresentati da questi personaggi inquietanti.
Trump accusa Google, Facebook e Twitter di filtrare le notizie solo per dargli contro. Perché nella sua visione del mondo trumpocentrica, tutti devono essere allineati: a lui, naturalmente.
La Merkel, questo sergente in gonnella, anche se porta sempre i pantaloni, dice che non c'è posto per i neonazisti in una società civile. Errato, il posto c'è: sono i campi di concentramento, quelli dove loro questi criminali vorrebbero rinchiudere i "diversi"  cioè chi non è o non la pensa come loro.
La democrazia, se è mai davvero esistita, è oggi più che mai in pericolo.
Fermiamo il processo in corso prima che sia troppo tardi, sempre che non lo sia già.

giovedì 8 marzo 2018

La guerra come soluzione

Il problema non è che Trump  dichiari una guerra commerciale. Il vero problema è che la guerra, di qualsiasi tipo essa sia, venga adottata come soluzione di un problema. La guerra non è e non può mai essere la soluzione, perché la guerra non crea, distrugge; non unisce, divide; non costruisce, demolisce; non intesse rapporti, li spezza. La guerra, di qualsiasi tipo, non può mai essere la soluzione. Per questo, prima e al di là delle sue conseguenze economiche e sulla vita concreta delle persone, la guerra è sempre la scelta sbagliata.
Speriamo che Trump non adotti la guerra anche come soluzione di politica internazionale.

lunedì 12 febbraio 2018

Lourdes: l'omelia per il 150° anniversario delle apparizioni-

Si, lo so, quest'anno è ricorso il 160° anniversario, sono in ritardo di 10 anni. Ma leggete: molto interessante. Soprattutto le parti che mi sono permesso di evidenziare.


A Lourdes 150 anni fa la Santa Vergine ci sorrideva

Omelia tenuta nella basilica sotterranea di San Pio X dal card. Ivan Dias, inviato speciale del Santo Padre per l'inaugurazione dell'Anno celebrativo del centocinquantesimo anniversario delle apparizioni della Santa Vergine a Lourdes.
Lourdes - 8 dicembre 2007

Cari fratelli e sorelle,

eccoci riuniti ai piedi della Vergine Maria per inaugurare l'Anno Giubilare in preparazione del 150mo anniversario delle sue apparizioni in questo luogo benedetto.
Vi porto i saluti più cordiali di Sua Santità il Papa Benedetto XVI, che mi ha incaricato di rendervi partecipi del suo amore e della sua paterna sollecitudine, di assicurarvi delle sue preghiere e di impartirvi la sua apostolica benedizione.
Come pellegrini riuniti nell'amore di Cristo, vogliamo ricordare con gratitudine e affetto le apparizioni avvenute qui a Lourdes nel 1858. Cerchiamo, insieme, di sentire i palpiti del cuore materno della nostra cara Mamma celeste, di ricordare le sue parole e di ascoltare il messaggio che ci propone ancora oggi.
Ben conosciamo la storia delle apparizioni.
La Santa Vergine è discesa dal Cielo come una madre molto preoccupata per i suoi figli e figlie che vivevano nel peccato, lontani dal suo Figlio Gesù. E' apparsa alla Grotta di Massabielle, che all'epoca era un pantano dove pascolavano i maiali, ed è proprio là che ha voluto si edificasse un santuario, per indicare che la Grazia e la Misericordia di Dio devono trionfare sulla miserabile palude dei peccati dell'uomo.
Vicinissima al luogo delle apparizioni la Vergine ha fatto scaturire una sorgente d'acqua abbondante e pura, che i pellegrini bevono e portano con tanta devozione nel mondo intero, a significare il desiderio della nostra Madre affettuosa di diffondere il suo amore e la salvezza del suo Figlio fino agli estremi confini della terra.
Infine, da questa grotta benedetta la Vergine Maria ha lanciato a tutti un pressante appello perchè si preghi e si faccia penitenza per ottenere la conversione dei poveri peccatori.

Il messaggio della Vergine oggi
Domandiamoci: che significato può avere per noi oggi il messaggio di Nostra Signora di Lourdes?
Mi piace collocare queste apparizioni nel più ampio contesto della lotta, permanente e feroce, che esiste tra le forze del bene e quelle del male, a partire dall'inizio della storia dell'umanità nel Paradiso terrestre, e che continuerà fino alla fine dei tempi.
Le apparizioni di Lourdes sono, in effetti, tra le prime di quella lunga catena di apparizioni, iniziate 28 anni prima nel 1830 in Rue du Bac a Parigi, che annunciano l'ingresso decisivo della Vergine Maria nel cuore delle ostilità tra Lei e il diavolo, così com'è scritto nella Bibbia, nella Genesi e nell'Apocalisse.
La Medaglia, detta miracolosa, che la Vergine fece incidere in questa circostanza, la rappresentava con le braccia aperte, da dove uscivano raggi luminosi, simbolo delle grazie che Ella distribuiva al mondo intero. I suoi piedi posavano sul globo terrestre e schiacciavano la testa del serpente, il diavolo, ad indicare la vittoria della Vergine sul maligno e le forze del male. Intorno all'immagine si leggeva l'invocazione: "Oh Maria, concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a te". E' molto indicativo che questa grande verità dell'Immacolata Concezione di Maria sia stata affermata proprio qui, 24 anni prima che il papa Pio IX l'avesse definita come dogma di fede (1854): 4 anni più tardi qui a Lourdes, Nostra Signora ha voluto Ella stessa rivelare a Bernadette di essere l'Immacolata Concezione.
Dopo le apparizioni di Lourdes, la Santa Vergine non ha smesso di manifestare le sue vive e materne preoccupazioni per le sorti dell'umanità in diverse apparizioni nel mondo intero. Dovunque ha chiesto preghiere e penitenza per la conversione dei peccatori, perchè prevedeva la rovina spirituale di certi Paesi, le sofferenze che il Santo Padre avrebbe subito, il generale indebolimento della fede cristiana, le difficoltà della Chiesa, l'ascesa dell'Anticristo e i suoi tentativi di sostituirsi a Dio nella vita degli uomini: tentativi che, malgrado i successi eclatanti, sarebbero, tuttavia, destinati allo scacco.
Qui a Lourdes, come ovunque nel mondo, la Vergine Maria sta tessendo un'immensa rete di suoi figli e figlie spirituali per lanciare una forte offensiva contro le forze del maligno, per imprigionarlo e preparare così la vittoria finale del suo Divin Figlio, Gesù Cristo.
La Vergine Maria ci invita, ancora una volta, oggi, a far parte della sua legione di combattenti contro le forze del male. Come segno della nostra partecipazione alla sua offensiva, Ella domanda, tra l'altro, la conversione del cuore, una grande devozione alla Santa Eucaristia, la recita quotidiana del Rosario, la preghiera incessante e senza ipocrisia, l'accettazione delle sofferenze per la salvezza del mondo. Potrebbero sembrare piccole cose, ma sono potenti nelle mani di Dio, a cui niente è impossibile. Come il giovane Davide che, con una piccola pietra e una fionda, ha abbattuto il gigante Golia armato di spada, lancia e giavellotto (cfr. 1 Sam 17, 4-51), anche noi, con i piccoli grani del nostro Rosario, potremo affrontare eroicamente gli assalti del nostro ostinato avversario e vincerlo.

Come Bernadette e con lei.
La lotta tra Dio e il suo nemico è sempre più rabbiosa, molto più oggi che ai tempi di Bernadette, 150 anni fa. Perchè il mondo si trova terribilmente inghiottito nella palude di un secolarismo che vuole creare un mondo senza Dio; di un relativismo che soffoca i valori permanenti e immutabili del Vangelo; e di una indifferenza religiosa che resta imperturbabile di fronte al bene superiore della cose che riguardano Dio e la Chiesa.
Questa battaglia fa innumerevoli vittime nelle nostre famiglie e tra i nostri giovani. Qualche mese prima di diventare papa Giovanni Paolo II (9 novembre 1976), il cardinale Karol Wojtyla diceva: "Siamo, oggi, di fronte al più grande combattimento che l'umanità abbia mai visto. Non penso che la comunità cristiana l'abbia totalmente compreso. Siamo, oggi, di fronte alla lotta finale tra la Chiesa e l'Anti-Chiesa, tra il Vangelo e l'Anti-Vangelo".
Una cosa, tuttavia, è certa: la vittoria finale è di Dio e ciò si realizzerà grazie a Maria, la Donna della Genesi e dell'Apocalisse, colei che combatterà alla testa dell'esercito dei suoi figli e figlie contro le forze avversarie di Satana e che schiaccerà la testa del serpente.
Alla Grotta di Massabielle la Vergine Maria ci ha insegnato che la vera felicità si troverà unicamente in cielo. "Non ti prometto di renderti felice in questo mondo, ma nell'altro" ha detto a Bernardette. E la vita di Bernardette l'ha manifestato chiaramente: lei, che aveva avuto il singolare privilegio di vedere la Santa Vergine, è stata profondamente segnata dalla croce di Gesù, interamente consumata dalla tubercolosi, ed è morta, giovane, a 35 anni.
In questo Anno Giubilare, ringraziamo il Signore per tutte le grazie corporali e spirituali che ha voluto concedere alle centinaia di migliaia di pellegrini in questo luogo santo, e, per intercessione di Santa Bernadette, preghiamo la Santa Vergine perchè ci renda più forti nel combattimento spirituale di ogni giorno, così da poter vivere in pienezza la fede cristiana, praticando le virtù che distinguevano la Vergine Maria fiat, magnificat, stabat: una fede intrepida (fiat), una gioia smisurata (magnificat), una fedeltà senza compromessi (stabat).

O Maria, Nostra Signora di Lourdes,
tu sei benedetta fra tutte le donne
e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù.

Santa Maria, Madre di Dio,
prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte.
Amen


Cardinale Ivan Dias