L’incontro alle Querce di Mamre
Genesi 18,1-10a
Vi offro la mia meditazione, con alcune aggiunte a
posteriori, pensata in preparazione alla liturgia della Santissima Trinità.
Il famoso brano di Genesi 18 è la prima lettura della festa
nel rito ambrosiano.
18,1 Poi il
Signore apparve a lui alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all'ingresso
della tenda nell'ora più calda del giorno. 2 Egli alzò
gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide,
corse loro incontro dall'ingresso della tenda e si prostrò fino a terra, 3 dicendo: "Mio signore, se ho trovato grazia ai
tuoi occhi, non passare oltre senza fermarti dal tuo servo. 4 Si vada a prendere un po' d'acqua, lavatevi i piedi e
accomodatevi sotto l'albero. 5 Andrò a
prendere un boccone di pane e ristoratevi; dopo potrete proseguire, perché è
ben per questo che voi siete passati dal vostro servo". Quelli dissero:
"Fa' pure come hai detto".
6 Allora
Abramo andò in fretta nella tenda, da Sara, e disse: "Presto, tre sea di
fior di farina, impastala e fanne focacce".
7 All'armento
corse lui stesso, Abramo; prese un vitello tenero e buono e lo diede al servo,
che si affrettò a prepararlo. 8 Prese panna
e latte fresco insieme con il vitello, che aveva preparato, e li porse loro.
Così, mentre egli stava in piedi presso di loro sotto l'albero, quelli
mangiarono.
9 Poi gli dissero: "Dov'è Sara, tua moglie?". Rispose: "È là nella tenda". 10 Riprese: "Tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio".
9 Poi gli dissero: "Dov'è Sara, tua moglie?". Rispose: "È là nella tenda". 10 Riprese: "Tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio".
Lo
stupendo brano di Genesi 18,1-10 si apre con tre uomini che arrivano o appaiono,
come dice il testo, all’accampamento di Abramo, piantato alle Querce di Mamre, luogo
poco distante da Hebron, dove Abramo volle essere sepolto.
Abramo è seduto all’ingresso della tenda nell’ora più calda
del giorno. É l’ora nella quale tuti dovrebbero stare seduti o sdraiati nell’ombra
e non andarsene in giro sotto il sole cocente. Abramo è immerso nei suoi
pensieri o forse sta sonnecchiando; comunque ha lo sguardo basso, come ci
rivela il versetto successivo: Egli alzò gli occhi e vide. Se vogliamo vedere
dobbiamo alzare gli occhi; finché teniamo gli occhi rivolti alla terra non
vediamo. Lo sguardo deve essere alzato e rivolto in avanti, non ripiegato sui
nostri pensieri.
É come se Abramo avvertisse una presenza, uno sguardo rivolto
su di lui. É un’esperienza che ci sarà capitato di vivere a volte. Abbiamo gli
occhi chiusi e li pariamo di colpo, istintivamente, perché abbiamo l’impressione
che qualcuno ci osservi.
Cosa, o meglio, chi vede Abramo? In apparenza nulla di
speciale. Tre uomini “presso” di lui. Cosa ci fanno tre uomini in giro a piedi
nell’ora nella quale il sole ti percuote la testa come un martello? E poi: sono
davvero arrivati a piedi? Possibile che Abramo non li abbia visti arrivare nella
pianura ai piedi della montagna? Nulla ci testimonia l’eccezionalità dell’evento,
se non il versetto 1: il Signore apparve.
Tuttavia questo versetto potrebbe essere stato scritto dopo ed essere già un’interpretazione
dell’accaduto.
Eppure questi tre uomini dovevano
avere qualcosa di speciale nel loro aspetto, perché Abramo, appena li vede,
1.
corre loro incontro;
2.
si prostra fino a terra;
3.
dice: Mio Signore, se ho trovato grazia ai tuoi
occhi.
I tre uomini non erano vicinissimi, dato che Abramo corre loro
incontro. Noto tre cose in questo gesto. La prima: il correre sembra prefigurare
quello del padre misericordioso della parabola al momento del ritorno del figlio
prodigo. La seconda, più importante: è vero che è Abramo a correre incontro ai
tre uomini, ma sono i tre uomini che arrivano/appaiono alla tenda di Abramo. L’iniziativa
è dei tre visitatori o viandanti che siano, il correre di Abramo è una risposta
alla loro apparizione. L’iniziativa, lo ripeto, non è di Abramo, ma dei tre uomini.
L’iniziativa non è mai di noi esseri umani, l’iniziativa è sempre di Dio, che
viene a visitarci: a noi tocca rispondere alla sua venuta correndo – ed è la
terza notazione – senza indugi o tentennamenti. Come Abramo dobbiamo essere capaci
di uscire dalla nostra tenda fresca e correre – gesto che indica urgenza per
noi e premura verso Chi ci visita – incontro al Signore che viene a visitarci e
ci chiama con la sua silenziosa presenza (i tre uomini non proferiscono parola
alcuna), la quale parla da sola.
Abramo si prostra fino a terra: cosa ha visto nel modo di
presentarsi dei tre uomini? Sicuramente una signorilità, come si intuisce dal
titolo che userà: Mio Signore. Un termine al singolare per chiamare una
presenza plurale. Abramo ha visto il legame profondo che unisce le tre persone
comparse davanti a lui. Signore è termine che si rivolgeva a Dio o a un re,
investito da Dio della sua autorità. Termine che rimanda in entrambi i casi a una
manifestazione divina.
Abramo non è sicuro di come i tre uomini si rapportano a lui: Se
ho trovato grazia ai tuoi occhi. Gli sembra di percepire, di intuire, di cogliere
nei loro occhi uno sguardo benevolo. La grazia era dono e libera scelta di Dio
o di un re; Abramo non è sicuro che questo sia l’atteggiamento dei tre uomini.
Ecco il se: ho capito bene? Noi spesso siamo troppo sicuri della
benevolenza di Dio e non poniamo mai un se prima della nostra richiesta
di grazia (che è comunque libero dono di Dio, che noi non possiamo pretendere)
e spesso non abbiamo nel nostro cuore il giusto timore di Dio, splendidamente
espresso nel geto di prostrarsi a terra e nel se di Abramo.
Cosa chiede Abramo ai tre, quale dono si aspetta? Che non
passino oltre, che si fermino presso di lui e su dichiara suo servo.
Questo per Abramo è un dono, anzi, il dono: che il Signore dimori almeno un
poco presso il suo servo, che non passi oltre senza fermarsi, gesto che
significa: di te non mi importa nulla. Io ho fiducia in un Dio che dimora
presso di me (Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo – Mt 28,20),
un Dio al quale importa di me che sono suo servo, spesso infedele e ingrato. É
un dono che Egli dimori un poco presso di me, un dono grande, immenso. Dio è qui con me, si è fermato nella mia
povera esistenza. Lo stesso dovremmo fare noi con gli altri: farci prossimi a
loro, soprattutto nei momenti difficili o impegnativi della loro vita – il samaritano
della parabola insegna. Abramo si trovava in uno di questi momenti: partito
dalla sua terra fidandosi di una promessa, non vedeva futuro, perché Sara era
sterile e non poteva dargli una discendenza.
Abramo esercita una virtù ancora oggi importantissima nel
Vicino Oriente: l’ospitalità verso tre sconosciuti. Un’ospitalità concreta,
fatta di semplici ma fondamentali attenzioni. L’acqua per calmare la sete e per
lavarsi i piedi coperti di polvere. Ricordiamoci di Gesù: E,
volgendosi verso la donna, disse a Simone: "Vedi questa donna? Sono
entrato in casa tua e tu non mi hai dato l'acqua per i piedi; lei invece mi ha
bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati
con i suoi capelli. E per poter compiere questi gesti la donna era
prostrata a terra, altrimenti non avrebbe potuto. Gesù parla a Simone, ma
guarda la donna: lo sguardo di Dio è rivolto a chi è accogliente e ospitale. Io
sono ospitale, soprattutto con chi è nel bisogno o è più debole? O, come il
fariseo, resto chiuso nell’attenzione solo a me stesso?
Farsi prossimo e essere ospitale oggi sono delle priorità in
questo mondo nel quale ognuno si chiude sempre più in se stesso – e non solo a livello delle singole persone, ma
anche politico e sociale – e nel quale i rapporti umani sono sempre più
sfilacciati, deteriorati, assenti e spesso si manifestano solo nella
conflittualità, a volte esasperata.
Abramo riserva agli ospiti l’ombra dell’albero, il luogo più
fresco dell’accampamento, mentre lui e la moglie si danno da fare per
rifocillare i viandanti stanchi, assetati e affamati. E ne scaturisce una festa,
come rivela l’uccisione del vitello, atto riservato alla festa. Focacce, il
vitello, panna (latte acido) e latte fresco: Abramo non prepara una minestrina,
la sua ospitalità è abbondante, non misurata, come abbondante era stata l’offerta
di Abele il giusto: Abele presentò … primogeniti
del suo gregge e il loro grasso – Gen 4,4.
E l’incontro si conclude con il
dono più grande: un figlio, con la promessa che arriverà entro l’anno. La
sterilità di Sara è vinta. É, non sarà, perché Dio non viene mai meno alle sue
promesse. Un futuro si apre per Abramo, insperato, l’inizio del popolo eletto.
Se
accogliamo il Signore nelle nostre vite e riserviamo a Lui il posto, la parte
migliore delle nostre esistenze, il suo dono per noi sarà grande, anzi,
smisurato, ogni oltre previsione e capacità umana. La nostra vita sarà feconda
e non più sterile, tutto ciò che abbiamo donato per Dio e per i fratelli susciterà
la risposta generosa di Dio, Che ci elargirà il suo dono gratuito, non
richiesto e non preteso sa noi, che speravamo solo che Lui si fermasse nelle
nostre esistenze per poterlo onorare e servire. Dio ci stupisce e ci dona un
futuro che non siamo capaci di vedere, del quale a volte disperiamo, ma che ci
sarà, perché Dio non viene mai meno alle sue promesse.
Grazie, Signore.
Amen.

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