Oggi noi cristiani di rito ambrosiano celebriamo la festa della Dedicazione della Chiesa Cattedrale, che a Milano, come in altre parti, si chiama "duomo". Il termine deriva dal latino domus, cioè casa. Questa è la casa del Signore, certo, ma è anche e soprattutto la casa del popolo di Dio. Ogni persona si deve sentire a casa sua, quando entra e sosta nel duomo.
Interessante l'inizio della prima lettura di oggi, tratta da Isaia 60, 11 ss:
Così dice il Signore Dio: / «Le tue porte saranno sempre aperte, / non si chiuderanno né di giorno né di notte, / per lasciare entrare in te la ricchezza delle genti / e i loro re che faranno da guida. / Perché la nazione e il regno / che non vorranno servirti periranno, / e le nazioni saranno tutte sterminate. / La gloria del Libano verrà a te, / con cipressi, olmi e abeti, / per abbellire il luogo del mio santuario, / per glorificare il luogo dove poggio i miei piedi. / Verranno a te in atteggiamento umile / i figli dei tuoi oppressori; / ti si getteranno proni alle piante dei piedi / quanti ti disprezzavano».
Notiamo alcune parole interessanti.
Le porte saranno sempre aperte, giorno e notte: perché il Duomo chiude, allora? Le porte fisiche del duomo vengono chiuse per motivi pratici, così da evitare furti di opere d'arte e oggetti preziosi, nonché vandalismi vari. Sono altre le porte che devono stare sempre aperte, quelle del popolo di Dio, del quale il duomo è l'immagine simbolica. Tutti coloro che vogliono accedere, entrare nella comunità dei credenti, devono essere accolti, non si può e non si deve rifiutare nessuna persona. Le genti che arrivano portano ricchezza, non tanto e non solo materiale, quanto intellettuale, culturale, spirituale. Tema più che mai attuale in questo tempo di esodo (sì, esodo) dall'Africa e dal Vicino Oriente verso le nostre terre "cristiane". Il profeta è colui che parla del presente davanti al popolo in nome di Dio e la Parola di Dio non è detta solo nel passato per chi leggeva allora: essa è viva e viene pronunciata per me e per noi oggi. Chi legge oggi questa parola la deve sentire rivolta a sé. Tenete aperte le porte della vostra comunità, ci dice il profeta, e accogliete la ricchezza delle genti che vengono a voi. Certo non da ingenui, perché dobbiamo essere semplici come colombe e scaltri come serpenti; vanno messe regole precise per evitare problemi pratici, sempre tenendo presente che nell'esercizio della carità è meglio abbondare piuttosto che rischiare di escludere qualcuno.
Poi Isaia ci parla di cosa succederà a chi non vorrà entrare nel popolo universale di Dio: le nazioni che decideranno di non far parte del popolo periranno e saranno sterminate. Azioni violente e tragiche, che saranno determinate non da un giudizio punitivo di Dio, ma che saranno conseguenze della scelta di non entrare operata da costoro. Dio non potrà che prendere atto della loro libera decisione. Qui non si parla di conseguenze storiche - anche se forse l'autore pensava a quelle; il discorso sembra più indirizzato all'escatologia, per mostrarci avvenimenti posti alla fine della storia. Nessuno deve leggere questi versetti come autorizzazione ad una guerra santa in nome del Dio di Israele e dei cristiani.
I versetti seguenti ci parlano di come tutte le realtà storiche, anche quelle naturali, servono all'edificazione del popolo di Dio, per dare a Lui gloria, cioè per manifestare visibilmente nella storia la presenza di Dio e il suo splendore.
Infine, ecco il richiamo alla conversione, alla necessità di un atteggiamento umile, del gettarsi ai piedi, gesto che significa il riconoscimento della signoria di chi ci sta davanti. Una profezia sul futuro: quanti ti opprimevano riconosceranno la tua grandezza. Che deriva non da meriti umani, ma dall'essere nella storia luogo e tempo della presenza amorosa di Dio. Una conversione che è richiesta anzitutto ai cristiani stessi, che molto spesso sono lontani, anche se fisicamente presenti e praticanti, dalla condizione esistenziale di incarnazione del Vangelo, cioè di Gesù stesso.
Anche gli ultimi versetti del brano del vangelo di Luca ci parlano del popolo di Dio:
Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile: è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sulla roccia. Venuta la piena, il fiume investì quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene.
Il cristiano deve essere fondato sulla roccia della Parola, solo il Vangelo e la Bibbia tutta devono essere la fonte della sua azione e della sua presenza nella città degli uomini. Perché, come ci dice anche il posizionamento del duomo, noi cristiani qui dobbiamo stare, in mezzo agli uomini, nel centro della città, tra le case delle persone, e per stare saldi nei tempi turbolenti che la storia ci fa attraversare, possiamo solo costruire le nostre esistenze sulla Parola di Dio vissuta nel quotidiano.
Per concludere cito l'orazione a conclusione della liturgia della parola:
O Dio forte ed eterno, che vivi e operi in tutta la tua creazione, proteggi con speciale benevolenza il nostro duomo costruito secondo la tua volontà e a te dedicato; vi si infranga ogni avverso potere e lo Spirito Santo doni ai tuoi figli di offrirti il servizio di una coscienza pura e di un cuore lieto e operoso
Un po' enfatica, come sempre. Ma interessante la citazione dell'avverso potere: la storia non è fatta solo dagli uomini, per il cristiano è l'eone nel quale si combatte la battaglia tra il bene e il male e la nostra speranza, fondata con certezza sulla promessa di Dio, è che alla fine il bene vincerà (basta leggere l'Apocalisse di Giovanni per trovare conforto a riguardo dell'esito finale di questa guerra). Solo la protezione di Dio e i doni dello Spirito Santo possono sostenerci e salvaguardarci dagli assalti del Nemico. Se contiamo solo sulle nostre povere forze, finiremo travolti dai suoi attacchi. La coscienza non è qualcosa di etereo, è l'esistenza che viviamo e il cuore è il centro decisionale del nostro operare, che pur tra le difficoltà deve essere e restare lieto, perché abbiamo ricevuto la buona/bella notizia che è Gesù e una promessa che non verrà mai meno
Buona domenica a tutti.
