Addio a Anna Proclemer.
Albertazzi: mi aveva chiesto di aiutarla a morire
Questo il titolo di Repubblica (potete verificare cliccando sul link qui sotto
http://bandettini.blogautore.repubblica.it/2013/04/25/addio-a-anna-proclemer-albertazzi-mi-aveva-chiesto-di-aiutarla-a-morire/ ).
Ancora una volta Repubblica mostra tutta la sua tendenziosità. Tutto ciò che interessa evidenziare all'autore dell'articolo (chi è? il bandettini del link? on line manca la firma) è la richiesta di eutanasia fatta dall'attrice al compagno Albertazzi, il quale dichiara di non averlo fatto per egoismo, stando all'articolo, perché voleva continuare a vederla.
Altri due dichiarazioni colpiscono: una riferisce (l'ho sentita al GR1) che tale desiderio era stato espresso dalla Proclemer perché non voleva vedere il suo corpo disfarsi; l'altra è quella del commento (leggibile sempre allo stesso link) di un lettore dell'articolo e che riporto di seguito con il copia/incolla:
albertazzi ci dice che non ha avuto coraggio ad eseguire il desideri di anna a morire. Infatti ci vuole coraggio: bisogna sfidare la legge degli uomini e seguire la legge del cuore. Credo che se una persona amata che nn ha più speranza ti chiede aiuto a morire, dovremmo aiutarla. Questo sarebbe un atto d’amore. Il resto solo chiacchiere.
Cominciamo da quest'ultima. La legge del cuore? Questo anonimo alexbike, che non ci mette la faccia ma nemmeno il proprio nome e cognome, lo sa da dove nasce il concetto della centralità del cuore nella persona umana? Studi la religione egiziana prima, quella ebraica poi e quella cristiana alla fine. Nel cuore sta il centro di tutta la persona umana, intelligenza compresa, ma anche amore, volontà, desiderio. Non è il cuore degli sdolcinati sentimentalisti che popolano, purtroppo, tanti social network. E nel cuore abita Dio.
E sulla prima dichiarazione: meritiamo di vivere solo se il nostro corpo è bello e/o funzionante? Attenzione, la richiesta di Anna Proclemer è pericolosa, può essere usata per aprire la strada verso un'eutanasia incondizionata, cioè senza condizioni: quando non mi va più di vivere, per qualsiasi ragione, lo Stato mi deve aiutare a morire o come minimo deve consentire che altri mi suicidino. Perché questa è l'eutanasia, un suicidio assistito, perché io non ho il coraggio di ammazzarmi da solo.
Lascio per ultima la tendenziosità "laica" di Repubblica, che laica non è per niente, dato che non ci racconta mai le storie di chi sfida la malattia e il disfacimento. Mia mamma ha quasi 91 anni, l'artrosi le impedisce di lavorare a maglia e di fare molti lavori, le ginocchia non la reggono più, i dolori alla colonna vertebrale la tormentano a volte per settimane, il cuore è stanco e perde le forze, ma non chiede a mia sorella, che l'assiste con amore filiale, proveniente dal cuore, di ucciderla, di suicidarla. E' stanca delle cure farmacologiche, è stanca dei dolori e sa che il momento della partenza è vicino; sa però che non è bene suicidarsi o farsi suicidare. E' credente e aspetta il momento in cui Dio la chiamerà nel suo Regno, dove potrà unirsi a mio papà per l'eternità, aspetta con fede e speranza.
E questo è il mio augurio e la mia preghiera per Anna: possa riposare nella pace eterna e piena di Dio.
Buona domenica.
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