Da "Il Fatto Quotidiano" del 24 luglio 2014
I dipendenti di Camera e Senato non potranno guadagnare più di 240mila euro all’anno. Il tutto al netto della contribuzione previdenziale (l’8,8% della retribuzione). E’ il tetto agli stipendi deciso dagli uffici di presidenza di Montecitorio e Palazzo Madama. Il provvedimento è stato aspramente contestato da un centinaio di dipendenti dei due rami del Parlamento, riuniti in sit in davanti alla biblioteca della presidenza della Camera. “Bravi, bene, bis” hanno urlato i lavoratori, che poi se la sono presi con la vice presidente della Camera Marina Sereni e con i parlamentari intorno. “E’ un passo importante”, ha detto Laura Boldrini, “e positivo. Mi auguro si faccia strada, tra tutti i dipendenti, il senso di responsabilità e la consapevolezza che ci stiamo muovendo in modo lungimirante verso una riforma complessiva, con l’obiettivo di arrivare al ruolo unico dei dipendenti del Parlamento e ad un’amministrazione unica delle Camere”. La presidentessa di Montecitorio, tornando alle proteste, ha sottolineato come queste ultime si fossero verificate proprio mentre fuori la Camera c’era “il Paese reale”, ovvero lavoratori che chiedono il finanziamento Cig. “Responsabilità e consapevolezza” ha chiesto Boldrini, “dobbiamo essere in sintonia con il Paese”. A rispondere in modo polemico alla presidente è stato il vicepresidente di Montecitorio Luigi Di Maio: “Comportamento dei dipendenti è comprensibile. Succede quando si taglia ai dipendenti e non alla politica“. Ad essere colpiti dal provvedimento sono soprattutto i consiglieri parlamentari.Alla Camera sono circa 183 e hanno uno stipendio iniziale di circa 76mila euro annui che dopo 35 anni di lavoro supera i 400mila euro.
A coloro che protestavano: vergognatevi! Ai politici che riducono lo stipendio ai consiglieri parlamentari e non se lo autoriducono: vergognatevi! Siete indegni di stare in parlamento, tutti, nessuno escluso, compresi i 5 stelle.
Da www.termometropolitico.it
Abbattuti i costi della politica? Forse a Roma, in quanto le Regioni e tanti altri enti ancora restano centri di notevole spesa pubblica, sebbene periferici. La Regione Lombardia è cuore di notizia in questi giorni, per via dei consiglieri che hanno chiesto indietro i contributi versati nelle legislazioni precedenti.
Sedici milioni di euro. E’ questa la cifra che ilPirellone (sede della Regione lombarda) dovrà sborsare agli eletti che hanno rinunciato alvitalizio, preferendo, così, ritirare subito i contributi versati. Anche perché le leggi nazionali si stanno muovendo in direzione di un restringimento delle maglie ‘costi della politica’ e Renzi sembra sempre più interessato a modificare il Titolo V Parte II della Costituzione (autonomie locali, ndr). Quindi o i soldi si prendono subito, oppure si rischia.
Non ci hanno pensato due volte consiglieri di centro destra e di centro sinistra della Regione; spaventoso il podio delle somme: Paolo Valentini Puccitelli (ex capogruppo Pdl) è il numero 1. Liquidate tre consigliature per un totale di 434.000 euro. Sempre di quell’area politica (assessore Forza Italia) il secondo posto: Stefano Maullu, tre volte eletto, uscirà con 309.000 euro. Quindi il ciellino Romano Colozzi con 345.000 euro, derivante dalla somma di più voci.
Poi arriva la carica dei famosi, i ‘vip’ della Regione: Nicole Minetti porta a casa quasi 80.000 euro, Renzo ‘Trota’ Bossi 55.000 e Davide Boni 86.000 euro. Quindi coloro che hanno avuto incontri più o meno piacevoli con la giustizia: Massim Ponzoni, condannato a 10 anni di detenzione, esce dal Pirellone con 266.000 euro. Piergianni Prosperini 347.000 nonostante il patteggiamento. Poi, dulcis in fundo, Roberto Formigoni: ‘soli’ 77.000 euro. Visti i guai con la Giustizia è meglio attendere. Ed anche a sinistra non si è avulsi dalle veloci liquidazioni: Alfieri, Brambilla e Pizzul (Partito Democratico) otterranno insieme quasi 400.000 euro.
Poi c’è un gruppo di persone che dovranno aspettare: e per l’immatura età (Pippo Civati) e per l’incarico attuale di parlamentari (Bruno Tabacci). La soluzione sembra poter venire dalla stessa Regione, comunque. Raffaele Cattaneo, presidente del Consiglio Regionale in forza al Nuovo Centrodestra, lunedì presenterà l’accordo parziale trovato col Movimento 5 Stelle sui vitalizi: base di partenza sarà l’innalzamento da 60 a 66 anni degli anni necessari per ricevere la pensione.
Sedici milioni di euro. E’ questa la cifra che ilPirellone (sede della Regione lombarda) dovrà sborsare agli eletti che hanno rinunciato alvitalizio, preferendo, così, ritirare subito i contributi versati. Anche perché le leggi nazionali si stanno muovendo in direzione di un restringimento delle maglie ‘costi della politica’ e Renzi sembra sempre più interessato a modificare il Titolo V Parte II della Costituzione (autonomie locali, ndr). Quindi o i soldi si prendono subito, oppure si rischia.
Non ci hanno pensato due volte consiglieri di centro destra e di centro sinistra della Regione; spaventoso il podio delle somme: Paolo Valentini Puccitelli (ex capogruppo Pdl) è il numero 1. Liquidate tre consigliature per un totale di 434.000 euro. Sempre di quell’area politica (assessore Forza Italia) il secondo posto: Stefano Maullu, tre volte eletto, uscirà con 309.000 euro. Quindi il ciellino Romano Colozzi con 345.000 euro, derivante dalla somma di più voci.
Poi arriva la carica dei famosi, i ‘vip’ della Regione: Nicole Minetti porta a casa quasi 80.000 euro, Renzo ‘Trota’ Bossi 55.000 e Davide Boni 86.000 euro. Quindi coloro che hanno avuto incontri più o meno piacevoli con la giustizia: Massim Ponzoni, condannato a 10 anni di detenzione, esce dal Pirellone con 266.000 euro. Piergianni Prosperini 347.000 nonostante il patteggiamento. Poi, dulcis in fundo, Roberto Formigoni: ‘soli’ 77.000 euro. Visti i guai con la Giustizia è meglio attendere. Ed anche a sinistra non si è avulsi dalle veloci liquidazioni: Alfieri, Brambilla e Pizzul (Partito Democratico) otterranno insieme quasi 400.000 euro.
Poi c’è un gruppo di persone che dovranno aspettare: e per l’immatura età (Pippo Civati) e per l’incarico attuale di parlamentari (Bruno Tabacci). La soluzione sembra poter venire dalla stessa Regione, comunque. Raffaele Cattaneo, presidente del Consiglio Regionale in forza al Nuovo Centrodestra, lunedì presenterà l’accordo parziale trovato col Movimento 5 Stelle sui vitalizi: base di partenza sarà l’innalzamento da 60 a 66 anni degli anni necessari per ricevere la pensione.
Daniele Errera
Anch'io voglio indietro i miei contributi! Se verranno restituiti a questi consiglieri, che sono a tutti gli effetti dipendenti pubblici, anch'io chiederò all'Inpdap la restituzione dei contribuiti versati a mio nome finora e chiederò che mi vengano versati in busta paga quelli futuri; in cambio rinuncerò alla pensione. Ma pensate forse che a noi, "normali" lavoratori, diranno di sì? Ai consiglieri lombardi dico: vergognatevi! Siete indegni di rappresentare i lombardi, anche voi del PD, che sempre più assomigliate alla DC di Andreotti!
Buona domenica
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