lunedì 1 dicembre 2014

Delocalizzazione: una scelta non cristiana

Molte industrie italiane negli ultimi anni hanno scelto di delocalizzare,  una scelta che io considero non cristiana.  Per capire questo giudizio esaminiamo le possibili motivazioni di una scelta che per molti lavoratori coinvolti significa disoccupazione per lunghi duri anni. 
1. Tasse troppo alte in Italia
2. Costo troppo alto dell'energia in Italia
3. All'estero si pagano stipendi più bassi
4. All'estero i lavoratori possono essere obbligati a lavorare per più ore con spesa minore
5. All'estero i lavoratori hanno meno garanzie che in Italia: maternità,  ferie,  permessi per visite ed esami, cassa malattia e altre "amenità" simili non esistono
6. All'estero si può licenziare quando pare e piace
7. All'estero non esistono obblighi per la tutela dell'ambiente
8. All'estero non esistono obblighi di legge per lo smaltimento dei rifiuti pericolosi
Tutto questo cosa comporta? Un guadagno maggiore, smisuratamente maggiore per gli industriali.
Tutto questo (esclusi i primi due punti, sui quali i nostri governanti dovrebbero rivedere aliquote e tariffe) non va in nessun modo d'accordo con l'etica cristiana del lavoro, in quanto il motivo principale è un guadagno quasi smisurato,  un essere al servizio di mammona, il dio denaro.
Per questo bisogna dire no alla delocalizzazione, in nome di una concezione sociale che non può che essere diversa da quella del capitalismo liberista.
Oggi i cristiani non possono più tacere,  non possono più pensare che alla costruzione del regno bastino processioni, rosari e belle liturgie, non possono più restare chiusi nelle sacrestie. Dobbiamo alzare la voce, è un dovere imprescindibile oggi.

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