Buon 25 aprile a tutti.
Da anni ci sono persone che in occasione della Festa della Liberazione dal nazifascismo immancabilmente se ne escono con le loro proposte revisionistiche: I morti sono tutti uguali, da qualunque parte abbiano combattuto.
L'affermazione è vera solo in parte: per chi, come me, è credente, i morti sono tutti uguali davanti a Dio. Ma nel giudizio storico non è e non può essere così: c'era chi combatteva per la libertà, i partigiani, che non erano tutti comunisti, ma anche socialisti, del Partito Popolare, liberali, repubblicani e a-partitici. E c'era invece chi combatteva in nome di un'ideologia oppressiva e razzista, il nazifascismo, appunto. C'è chi mi dice che il comunismo non era meglio: storicamente il comunismo realizzato in URSS e nelle nazioni dall'URSS occupati, in Cina, in Albania, in Cambogia, in Vietnam, in Romania, a Cuba stessa, ha realizzato strutture (ad es i gulag) e strumenti di potere (le polizie segrete e i carceri politici) e di massificazione praticamente identici a quelli del nazifascismo. Ma senza l'Armata Rossa dove saremmo oggi? Anche il capitalismo americano, liberista fino all'assurdo, non è certo il top dell'organizzazione (o dis-organizzazione) statale e sociale: ma dove saremmo oggi senza l'America? Churchill stesso non era uno stinco di santo e ha ordinato bombardamenti inutili, quasi vendicativi: ma dove saremmo oggi senza la sua nitida visione storica della necessità di combattere e resistere ad oltranza contro quell'impero del male che era il nazismo?
Certo, tutti coloro che combattevano erano italiani, però con due idee di stato e di società completamente diverse: da un lato ha combattuto chi ha costruito la democrazia, pur con tutti i suoi difetti e con il profilo minimo - per non dire minimalista - che mostra oggi, dall'altro combatteva chi difendeva una dittatura militarista, guerrafondaia e illiberale.
Oggi corriamo il rischio di vedere la fine della libertà, di cedere a nuove tentazioni populiste invece che lavorare per migliorare questa nostra povera democrazia. Corriamo il rischio di una persona sola al potere, il rischio dell'istituzionalizzazione dell'intolleranza, della cancellazione delle differenze, del bavaglio giudiziario verso chi la pensa diversamente, dell'ignoranza al potere - e nelle nostre istituzioni ce n'è già molta.
La resistenza, con tutti i suoi difetti e i suoi errori, rimane un valore, molto più della resilienza che oggi va tanto di moda. Inizio quindi con un regalo che spero gradirete: il video di Stalingrado degli Stormy Six, perché in quella battaglia è iniziato il crollo del nazifascismo.
E invito tutti non solo all'ascolto, ma anche a cambiare il nome della Seconda Guerra Mondiale in GUERRA CONTRO IL NAZIFASCISMO, come già avviene da sempre in Russia.
Hasta siempre
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