domenica 13 gennaio 2013

Vermeer, Veduta di Delft

Voglio condividere con voi alcuni stralci del brano riportato oggi sull'inserto culturale di Avvenire, parole che sono inserite nel commento al quadro che apre il post, ma che lette al di fuori del loro contesto diventano ancora più pregnanti.

Il cammino che conduce al regno assoluto della luce è così arduo, che rimane infinitamente aperto e che bisogna, forse, avventurarvisi incessantemente e reimparare ogni volta a determinare con maggiore esattezza il peso delle cose e delle anime, il peso degli sguardi, delle parole, dei gesti, dei sorrisi e delle lacrime. Il peso delle leggi scritte nella carne, nella pelle così vulnerabile dei volti; leggi che cantano in sordina, umilmente, nel respiro dei vivi e in quello incantatore dei morti.

… è un viaggio nell’immensità racchiusa nell’apparenza, una lenta deriva nella corrente dell’immobilità, un imbarcarsi dell’istante per l’assoluto e l’eternità. È una visione; la più intensa delle visioni: quella delle leggi sconosciute che ciascuno trova scritte dentro di sé, delle quali ciascuno può percepire dentro di sé l’appello lancinante. Leggi di pura luce, verso le quali a poco a poco ci incammina il paziente lavoro dello sguardo e dell’udito, del pensiero, del cuore, del sogno e dell’attesa.

Lo straordinario non cessa di cominciare e l’invisibile di apparire. E le leggi di richiamare i viventi a una maggiore vigilanza, a una maggiore rettitudine, ad una maggiore giustizia. È per questo, forse, che nessuno è morto per sempre. 


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